La riforma della Pubblica Amministrazione 3/3


Di Giuseppe Di Francesco

Eccoci alla parte conclusiva, la terza, di questo contributo sulla riforma della Pubblica Amministrazione. In fondo trovate i link alla prima e alla seconda parte.

Opposizione strisciante da parte di chi dalle lungaggini burocratiche e dalla loro farraginosità trova solo giovamento.

Certo una burocrazia non al passo con i tempi costituisce un serio ostacolo al progresso economico e sociale del Paese e, a parole, tutti sono portati a stigmatizzare e ad auspicarne il superamento. Una sana e moderna burocrazia non consente al malaffare di inserirsi nei gangli della P.A. e non permette l’ottenimento di agevolazioni a scapito di altri o l’aggiramento di norme o regole di comportamento. Ma realmente tutti quelli che lamentano i danni provocati dal sistema burocratico vogliono una riforma in tale senso? Non è che per costoro l’idea di una P.A. snella significa l’abbandono di ogni regola, una specie di “libera tutti” dove ognuno è libero di fare quello che vuole?
A volte, dalle dichiarazioni di alcuni rappresentanti di categorie o di alcuni politici, si ricava proprio questa sensazione: sulle ali di una legittima teoria liberista spinta, s’intravede il vero intento quello dell’abbandono delle regole. Ovviamente questo non è possibile neanche alla presenza dell’estrema economia liberista proprio per la garanzia di legalità che la burocrazia rappresenta nei confronti di tutti i cittadini.

Foto dal web. Si escludono fini di lucro. A disposizione per eventuali crediti.

Allo stesso modo, i tentativi di elaborare una riforma della P.A. affrontando solo parzialmente il problema è un modo per non risolvere la questione. Affrontare, per esempio, il tema della dirigenza amministrativa senza prima di aver fatto un censimento delle reali necessità calibrate sul nuovo assetto degli uffici è un non fare riforme; ridisegnare i procedimenti amministrativi senza procedere ad un riassetto legislativo con l’abrogazione di norme desuete o disapplicate, facendo insomma pulizia nel panorama normativo che regola l’attività della P.A. è tempo perso. Prima o poi ci sarà qualcuno che si ricorderà di una vecchia norma, magari un Regio decreto caduto nel dimenticatoio e mai abrogato, ed inficerà i procedimenti innovati.

Foto dal web. Si escludono fini di lucro. A disposizione per eventuali crediti.

Insomma c’è da pensare che finora la questione della riforma della P.A. sia stata affrontata in modo gattopardesco: cambiare tutto per non cambiare niente, mentre essa va considerata nel suo complesso ed attuata con un enorme sforzo sia di mezzi, di idee e soprattutto con onestà intellettuale. E’ indispensabile il coinvolgimento degli addetti ai lavori perché essi forniranno gli strumenti e le conoscenze avendo ben presente che la riforma sarà un “ Work in progress” considerando la velocità del cambiamento cui stiamo assistendo in questi tempi moderni.

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