Zaki trasferito in un carcere di massima sicurezza. Questa volta l’Europa alzi la voce.


E’ accusato di essere un sovversivo a causa di dieci post sul suo account personale Facebook  risalenti allo scorso settembre. Patrik Zaki è stato arrestato all’aeroporto del Cairo lo scorso 8 febbraio e da quel momento si è delineato un quadro inquietante che ha delle analogie con ciò che  è accaduto a un altro giovane studente prima di lui: Giulio Regeni quattro anni prima nel 2016.  Patrik è uno studente egiziano dell’università di Bologna, era stato ammesso al master internazionale “Gemma” sui diritti di genere all’inizio di settembre e dopo aver superato un esame il 5 febbraio è partito il giorno successivo per l’Egitto. Al Cairo era in transito, in realtà la sua destinazione ultima era Mansoura, la sua città di origine dove lo attendeva la  sua  famiglia. Ma la  polizia lo ha fermato e interrogato, lo ha  accusato di minare la  sicurezza dello Stato con il suo account. E’ stato trattenuto per 17 ore. L’account risulta essere falso.  Avrebbero dovuto rilasciarlo con delle scuse, invece lo hanno tradotto in una sede della sicurezza nazionale a Mansoura. Tra le altre accuse vi è anche  quella di voler diffondere l’omosessualità in Egitto. E’ la  stessa accusa che  hanno utilizzato i mezzi di informazione di regine egiziani contro Regeni. Ma la situazione non fa che complicarsi. Giovedì scorso è stato trasferito in un carcere di massima sicurezza, a Tora, per motivi non chiari. Tutte le accuse che gli sono state mosse sono tanto gravi quanto poco plausibili, un’evidente montatura creata ad arte da un regime che agisce in spregio ai diritti umani. Il prossimo esame relativo al suo caso avverrà tra 15 giorni, nel frattempo Patrick ha chiesto di proseguire gli studi. L’Università di Bologna si è impegnata a ufficializzare la richiesta all’ambasciata  egiziana. Da tempo Amnesty International denuncia gli arresti e le sparizioni di centinaia di studenti, attivisti politici , manifestanti per mano dello stato egiziano. E l’arresto di Zaki sembra seguire il destino comune a tanti che  come lui si battono per i diritti umani. Il Presidente del Parlamento Europeo Sassoli esorta alla mobilitazione e chiede che “Patrick sia  immediatamente rilasciato e restituito all’affetto dei suoi cari ed ai suoi studi”. Ma il tempo passa e le risposte non arrivano. Al contrario la situazione si complica: Zaki rischia l’ergastolo. Numerose sono le manifestazioni per il suo rilascio. Occorre un atto di coraggio dai Paesi che si dichiarano democratici e occorre fare presto.  

Malacrida Liliana

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