La cura deve riguardare anche il disastro economico e sociale che abbiamo davanti


di Pierfancesco Majorino

Di fronte ai (giusti) provvedimenti del governo non siamo tutti uguali.
Non parlo della preoccupazione o dell’ansia degli effetti di un virus che è molto “democratico”.
Mi riferisco agli effetti collaterali.

Alcuni si trovano in condizioni assolutamente garantite, per altri “bastano” alcuni sacrifici e per una buona parte di italiani queste settimane sono e saranno difficilissime o un vero disastro.
Difficili per quelle-i che son costretti ad andare a lavorare. Per la funzione essenziale che svolgono o per il tipo di lavoro o per le scelte della propria azienda.
Un vero disastro per quelli che non possono più lavorare e non dispongono di nessuna tutela.
Perdono lo stipendio o magari non verranno riassunti.

In questi giorni bisogna immaginare senza perdere un minuto vari strumenti che guardino a questa complessità.
E parlo di tantissime cose diverse tra cui misure imponenti e pure “collaterali” utili .
Come il piano per far ripartire gli investimentiil blocco degli sfratti (mi direte che c’entra: ci mancano solo le famiglie coi bambini per strada ora..), la sospensione delle rate dei mutui, forme di rimborso per quei settori che stanno ricevendo una mazzata che rischia di essere letale (dalle guide turistiche ai teatranti c’è un un universo di persone e figure professionali per cui questo è e sarà un lungo, lunghissimo inverno).

O ancora: ci sono tantissimi servizi che son stati sospesi in queste settimane.
Servizi ad esempio nell’area socio educativa che non si possono più svolgere e che sono appaltati alle cooperative sociali che ancora non sanno se quelle ore, ad esempio di assistenza domiciliare, non svolte ma programmate verranno mai rimborsate.
Oppure: tutti abbiamo chiesto (io per primo) che i bar chiudessero alle 18 .
Per diversi di essi c’è il rischio di tornare alla normalità avendo lasciato a casa parte del personale.

In Europa, sulla cui sonnolenza tornerò, si sta conducendo una battaglia perché le risorse ci siano.
E il governo ha annunciato che non vuole fermarsi ai primi miliardi ipotizzati.
E ho letto che alcuni Comuni sanno bene che dovranno potentemente rivedere i propri bilanci.

Ecco: tutto questo è e sarà essenziale.
Eravamo stati facilissimi profeti (alcune settimane fa) nello scriverlo o nel dirlo.
Ora siamo di fronte non a un timore ma ad una certezza.
Lo spirito di mobilitazione generale che sta coinvolgendo tanti sulla salute non può venir meno quando si è di fronte al futuro di un lavoratore o di una lavoratrice.
E anche questo richiederà scelte e sacrifici.

*europarlamentare

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