Alcune riflessioni sull’attuale crisi sanitaria


Dott. Edgardo Valerio

È presto per fare il punto della situazione. Senza fare dietrologie appare chiaro che il virus circolava da tempo in Lombardia ( se non in tutta Europa). Forse anche prima degli allarmi e delle indicazioni internazionali[1]. È possibile che riusciremo a risalire, fra qualche mese, a cosa è veramente successo. Ma ora discuterne è prematuro e neanche fondamentale.

Mi interessa invece capire meglio alcune questioni: preparazione del sistema e ruolo delle strutture pubbliche e private. Le due questioni sono strettamente correlate.

Nessuno può prepararsi alla lotta contro uno specifico agente nocivo il cui ingresso in un territorio ed il suo agire non sono conosciuti. Ma, e viene definito “preparedness[2]” con un orribile inglesismo, l’insieme delle azioni che debbono mettere in grado un sistema, non solo sanitario, di rispondere appunto a situazioni di pericolo per la salute di natura chimica, fisica e biologica sia naturali che legate all’uomo (disastri ambientali e terrorismo ad esempio).

Tale sistema di preparedness, derivante dalle esperienze su Seveso, Chernobill, metanolo è stato operativamente attivato per il rischio di bioterrorismo negli anni 2000, per la Sars del 2002/3 e per la pandemia influenzale del 2009 e indi aggiornati per EXPO. I piani attuali attivati derivano da quella esperienza.

Non entro qui nel merito di quei piani ma mi limito qui a dire che “ovviamente” si basano soprattutto sulla risposta delle strutture pubbliche. Cioè i punti di riferimento del piano erano i Medici di Medicina Generale e Pediatri di Libera Scelta (primo contatto con i cittadini), i Dipartimenti di Prevenzione delle ATS (inchiesta epidemiologica, sorveglianza sanitaria, isolamenti, supporto ai Sindaci e protezione civile) e gli Ospedali pubblici in primis per il ruolo dei Pronti Soccorso, dei laboratori per la ricerca biologica degli agenti patogeni ed i reparti di malattie infettive. Particolare responsabilità nel sistema Lombardo è stato dato all’ ospedale Sacco con le sue malattie infettive ed i suoi laboratori di riferimento ( due nomi Prof Massimo Galli e Prof.ssa Gismondo di cui tutti abbiamo sentito parlare in questi giorni.)

L’ospedalità privata veniva considerata soprattutto per le indicazioni operative per la gestione dei casi infettivi che li dovessero capitare in PS e per la sicurezza sanitaria nei reparti. Ma la gestione dei casi era individuata nei reparti della sanità pubblica.

Così sta avvenendo. Peraltro la sanità privata, accreditata, lavora per contratto con la Regione ed ha obiettivi specifici da raggiungere, spesso anche economicamente interessanti, e ha il dovere di collaborare nelle emergenze. Ma non ha né può avere il compito di gestirle.

Sussidiarietà pubblico privato. Ma allora si pongono delle domande :

  • In un regime sanitario come quello lombardo possiamo dire che pubblico e privato pari sono in quanto tutti e due accreditati?.
  • Ha senso sulla base di questo presupposto dire che ben venga la sanità privata perché “ più efficiente” di quella pubblica?

Mi sembra che questa emergenza dimostri che questa equipollenza non esiste. L’intervento chirurgico può essere fatto indipendentemente dal pubblico e dal privato (salvo alcuni effetti di induzione della domanda) ma la gestione delle emergenze no. Non per incapacità dei professionisti operanti nel privato né per volontà delle loro direzioni, ma perché la gestione unitaria di una emergenza è per sua natura, per i legami e gli obblighi che il pubblico ha, di competenza dell’insieme delle strutture del Servizio Sanitario Nazionale con la sua rete complessiva di servizi e presidi dedicati alla prevenzione, cura e riabilitazione.

Anche la seconda domanda ha quindi una risposta: se il peso maggiore in emergenza è sul pubblico ne consegue che è questo da potenziare ed il privato ha un ruolo ma il finanziamento pubblico, su cui vive il privato accreditato, va destinato prioritariamente al buon funzionamento del pubblico.In questi ultimi anni vi è stato un progressivo depauperamento degli organici del pubblico, in particolare per la prevenzione ( personale ridotto del 50% negli ultimi 10 anni) ma anche in gran parte degli ospedali e dei servizi territoriali. Colpe regionali ma anche dello Stato. Il problema non è togliere le competenze alle regioni ma potenziare il servizio pubblico.

Sono stati gli ospedali di Codogno e quelli vicini, pubblici, a sostenere il peso dell’emergenza pagando un duro prezzo con medici, infermieri e operatori sanitari, contagiati e costretti a turni massacranti. È stata determinante la pur necessaria abnegazione e senso di responsabilità del personale tutto. Ma la Regione Lombardia non può basare la sua risposta sull’abnegazione ma deve avere servizi efficienti ed in grado di operare al meglio. Invece carenze organizzative paiono esserci state.

Questo è un mondo, che per i nostri stili di vita ed per il commercio internazionale, ha aumentato i rischi di contagio. A tutti noi piace andare in vacanza in Thailandia, Malesia, Madagascar o America e ci andiamo in poche ore (meno di 24). Non c’è malattia infettiva che abbia una incubazione così breve. Quindi le epidemie possono arrivare da ogni dove, è impossibile garantire che si possa evitare che si diffondano con una rapidità che non ha precedenti. Si può fare molto per ridurre il rischio e lo si sta facendo ma è necessario un buon sistema sanitario, come noi ancora (per quanto??) abbiamo.

Il futuro inevitabilmente ci riserverà altre sorprese, alcune riusciremo a bloccarli, altri solo a contenerne gli effetti più gravi. Quindi il nostro sistema deve essere rilanciato potenziando la prevenzione e le strutture sanitarie pubbliche che devono mantenere l’eccellenza nella diagnosi e nella cura. Il futuro e lo stiamo vedendo, non si può affrontare basandosi soprattutto sull’abnegazione, che pure ci deve essere, del personale ormai ridotto dei presidi pubblici.

Quindi la prima riflessione che mi da questa crisi è che abbiamo troppo indebolito il sistema pubblico facendo prolificare una sanità privata, sicuramente valida, ma che non può essere delegata a queste funzioni. Invertiamo la tendenza finché siamo in tempo.

[1] https://www.corriere.it/cronache/20_marzo_01/galli-il-coronavirus-italia-settimane-tsunami-il-sistema-sanitario-a153160c-5b3d-11ea-8b1a-b76251361796.shtml

[2] Preparedness: La preparazione si riferisce a una serie molto concreta di azioni basate sulla ricerca che vengono prese come misure precauzionali di fronte a potenziali catastrofi. Queste azioni possono includere sia preparazioni fisiche che corsi di formazione per azioni di emergenza.

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