La tutela delle donne lavoratrici e lavoratrici madri


Nel 1901 la socialista Anna Kuliscioff pubblicò il suo progetto di legge (presentato in Parlamento tramite Filippo Turati), in cui la “tutela” si traduceva in: “riduzione della giornata lavorativa (meno di 48 ore settimanali), divieto di lavorare in ambienti pericolosi o insalubri, divieto del lavoro notturno, congedo in caso di maternità per le quattro settimane precedenti e successive al parto, e garanzia, del 75% del salario“.
Tale tutela doveva essere applicata non solo nelle fabbriche, ma anche nelle piccole officine, nel lavoro a domicilio, nel settore commerciale ed agricolo. In quel periodo le operaie, in molti casi tessitrici o filatrici, non potevano occuparsi d’altri lavori se non di quelli meno qualificati, e dovevano lavorare molto più degli operai, con gravi conseguenze per la loro salute, con una incidenza notevole di malattie croniche.
La proposta della legge di tutela fu fatta considerando tale situazione ed ottenne il favore dalla maggior parte delle associazioni operaie.
Invece, alcune attiviste del movimento femminile, dal punto di vista della uguaglianza fra i due sessi, espressero la loro opposizione.

Nel 1901 il governo propose il progetto di legge elaborato dal ministro Carcano, molto ridimensionato rispetto a quello Kuliscioff.
Il partito socialista cercò di fare passare il “progetto Kuliscioff“, ma nel 1902, la legge 242 Carcano sull’uso della forza lavoro femminile fu promulgata, solamente con poche modificazioni.
La legge non poteva essere applicata nel settore agricolo, non fissava alcuna limitazione dell’orario lavorativo per le donne adulte, e tutelava il riposo in caso di maternità, ma senza stabilire nessuna garanzia per il salario.
Prevedeva: divieto di lavoro nei sotterranei; divieto di impiego in lavori insalubri e pericolosi; limite di 12 ore della durata della giornata lavorativa; istituzione del congedo per maternità dopo il parto, della durata di un mese, riducibile a tre settimane.
Ma nessuno controllava ed erano previste numerose eccezioni.

Tutela delle lavoratrici madri:

Legge del 26 agosto 1950, n. 860 la quale dettava norme proprio in materia di tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri.
Legge del 12/12/1950 n. 986, proibì il licenziamento delle lavoratrici madri, delle gestanti e delle puerpere.
Con la legge n. 7 del 1963 venne previsto che il licenziamento a causa di matrimonio fosse nullo.
Inoltre, viene stabilita la mutualizzazione degli oneri sociali previsti per la gravidanza ed il puerperio.
Il tema della tutela della maternità vive un’accelerazione negli anni ’70, con il movimento delle donne.
Viene adottata la legge 1204/71 sulla tutela delle lavoratrici madri (abrogata dal successivo DL 26 marzo 2001, n. 151, Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53).
La legge del 1971 stabilisce il divieto di licenziamento della lavoratrice madre (articolo 2); il divieto di adibire le lavoratrici durante il periodo di gestazione e fino a sette mesi dopo il parto al trasporto e al sollevamento di pesi, nonché ai lavori pericolosi, faticosi ed insalubri (articolo 3); il periodo di astensione obbligatoria comprendente i due mesi precedenti la data presunta del parto sino ai tre mesi dopo il parto (articolo 4). All’art 15 si disciplinava la retribuzione nei periodi di astensione obbligatoria e facoltativa.

Con la Legge 903, del 9 dicembre 1977 è stata sancita la parità uomo-donna nel rapporto di lavoro, tenendo in considerazione le peculiari difficoltà relative all’occupazione femminile e al suo inserimento nel mercato del lavoro.
Estese con l’art. 6 l’astensione obbligatoria dal lavoro di cui all’art. 4, lett. c), della L. n. 1204/1971 (e il trattamento economico relativo), anche alle lavoratrici che abbiano adottato bambini, o che li abbiano ottenuti in affidamento preadottivo.
La norma è stata successivamente modificata alla legge 8 marzo 2000, n. 53, che ha introdotto per la prima volta la fruizione del congedo parentale maschile.
La materia è stata infine raccolta nel d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151 (“Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53”).
Con il d.lgs. n.80/2015, in attuazione del Jobs Act, ha apportato ulteriori modifiche alla disciplina dei congedi parentali, con novità anche per i lavoratori e le lavoratrici autonomi/e.
Con la manovra di bilancio 2019 si è introdotta la possibilità per le donne di lavorare sino al parto, di fatto eliminando il congedo obbligatorio di due mesi prima del parto, da usufruire poi dopo la nascita.
Come la percepite questa nuova previsione normativa?

Simona Sforza
Democratiche Municipio 7

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One comment on “La tutela delle donne lavoratrici e lavoratrici madri

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