Il matrimonio riparatore


Il matrimonio riparatore era una soluzione adottata per salvaguardare l’onore delle persone coinvolte e delle loro famiglie.
Se un uomo commetteva uno stupro nei confronti di una ragazza celibe ed illibata, poteva evitare la pena detentiva e lavare l’onta che aveva causato alla famiglia della giovane, offrendosi di sposarla e di affrontare tutte le spese matrimoniali.
La vittima non aveva molta libertà di scelta infatti veniva spinta dalla propria famiglia e dalla società ad accettare in quanto non più illibata e di conseguenza non più ritenuta “da sposare”.
Era l’onore, dunque, l’elemento principale da difendere in entrambi i casi, ma non quello della ragazza in questione, spesso unica vera vittima, bensì quello della famiglia.
In queste situazioni dunque le soluzioni erano due: lavare l’onta con il sangue oppure fare sposare la “svergognata”.
La prima a fare la differenza e a dare il via all’iter legislativo che ha portato, dopo quindici anni, all’abrogazione delle leggi riguardanti il delitto d’onore ed il matrimonio riparatore è stata una ragazza siciliana che nel 1966 si è rifiutata di sposare l’uomo che l’aveva rapita e violentata.
Franca Viola è stata la prima donna italiana a dire “no” al matrimonio riparatore, condannando alla pena detentiva il proprio stupratore.
L’istituto venne abrogato con la legge n. 442 del 5 settembre 1981.

GRAZIE FRANCA VIOLA!

Simona Sforza
Democratiche Municipio 7

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One comment on “Il matrimonio riparatore

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