PD: un contributo alla discussione


Pubblichiamo un contributo alla discussione inviatoci da Domenico Decimo

 

Cap 1 La situazione

Il mercato globale, parzialmente controllato dai grossi capitali finanziari pubblici e privati, ha innescato un lungo processo di internazionalizzazione (leggi livellamento) del valore della forza lavoro. Questo processo durerà ancora alcuni decenni e comunque dipenderà in modo significativo dall’evoluzione demografica dei continenti con in primo piano l’Africa.

In Europa e più in generale nei paesi occidentali il livellamento al ribasso del valore della forza lavoro modifica i rapporti sociali e le condizioni di vita dei popoli e quindi di conseguenza fa aumentare l’instabilità degli stati dotati di una democrazia rappresentativa. Oggi già operano in Europa sostanziali conflitti salariali tra i suoi abitanti (dell’Europa) scatenati dalle migrazioni interne (tutte le popolazioni presenti in Europa originarie o immigrate migrano da una località all’altra con il solo scopo di sopravvivere/vivere o migliorare le proprie condizioni di vita.
Qualche esempio: il costo della vita ovvero il costo del valore della forza lavoro nei paesi est-europei e ovviamente anche in quelli extra-europei è più basso che in Italia. Questo favorisce l’emigrazione verso il nostro paese dove entrano immediatamente in concorrenza con la forza lavoro esistente. Le leggi del mercato valgono anche per la forza lavoro. Quindi il valore medio della forza lavoro scende e si ripete un processo già avvenuto in modo acuto in altri momenti storici in Italia e nel mondo della produzione capitalista: i lavoratori concorrono (lottano) uno contro l’altro al ribasso per poter lavorare.

In questo fase processo Il livello di specializzazione del lavoro non è più uno spartiacque significativo. Questo processo avviene sia per lavori poco specializzati (colf, badanti, manovali, ecc..) che per lavori più specializzati (muratori, elettricisti, tecnici, ingegneri, medici, ecc..).
La grande maggioranza dei ruoli lavorativi in Italia sono messi in discussione nella loro base economica. Tutto questo comporta un incremento della fluidità (precarietà) del lavoro (scarsa stabilità dei ruoli lavorativi). La rivoluzione tecnologica, con il superamento di alcune professioni e la nascita di altre produce una accelerazione dei precedenti fattori.

Negli ultimi 10 anni quasi tutti i ruoli lavorativi hanno subito una contrazione reale del salario in modo diretto attraverso nuove forme di contrattazione oppure indirettamente con aumenti del costo della vita (non adeguatamente segnalati dagli indici economici Istat ecc..) affiancati a blocchi salariali (soprattutto nei ruoli pubblici e semi pubblici dove è quasi impossibile chiudere il rapporto di lavoro).
Il livello di istruzione che caratterizza i ruoli lavorativi instabili arriva fino all’istruzione universitaria di primo e secondo livello. Anche nei ruoli apicali delle aziende private è aumentato il turnover dovuto soprattutto alla aumentata instabilità di vita delle aziende stesse (molte chiusure e molte aperture).

Da tutto ciò ne consegue “una preoccupazione” che investe quasi tutte le categorie sociali e le organizzazioni sociali a cui facevano e fanno riferimento.

—————————

Cap 2 Le elezioni di marzo

Il risultato delle ultime elezioni politiche è la risposta data in modi diversi dal popolo italiano ad “una preoccupazione” cioè una emozione di paura del futuro che alberga nella stragrande maggioranza della popolazione.

Le proposte/risposte politiche dei partiti a questa paura sono state semplicistiche e spesso volutamente manipolatorie; esse possono essere così riassunte:

a) Datemi il voto che risolvo il problema
b) Additare il non italiano o “la classe politica” come la causa del tutto (il nemico è un altro) c) Un poco alla volta, come abbiamo già iniziato a fare, risolviamo tutto

Dal voto è emerso un bisogno straordinariamente prevalente di cambiamento che contribuisca ad allontanare la paura di un progressivo peggioramento delle condizioni di vita, già per altro in atto.

Mentre nel non voto si nasconde un tentativo illusorio di arrangiarsi ovvero costruirsi una piccola isola ecologica in cui sopravvivere con i vecchi “privilegi”.

Osservando i risultati delle elezioni nei territori è evidente che le riforme del PD attuate anche solo in parte non hanno soddisfatto la stragrande maggioranza della paura degli italiani.

Il PD ha mantenuto alcune percentuali in ragione del fatto che alcuni settori sociali:

  1. a)  pur volendo cambiare non si fidavano abbastanza degli altri partiti
  2. b)  pur volendo cambiare vedevano le riforme iniziate come un primo passo in avanti

DA una analisi delle strategie comunicative adottate dai diversi schieramenti/partiti appare evidente il tentativo prevalente di 5stelle e lega di scatenare emozioni di rivalsa ampliandole attraverso l’uso del linguaggio; ben sapendo che gli strumenti di informazione non avrebbero esitato a cavalcare questa campagna “contro” favorendone la diffusione, al solo scopo di aumentare i livelli di ascolto e quindi la pubblicità collegata.

La strategia elettorale del PD è stata tesa a dare sopratutto informazioni che dal punto di vista comunicativo non coinvolgevano emotivamente in modo positivo: Tali informazioni richiedevano un ripensamento, una riflessione e una analisi puntuale dei suoi effetti. Questa azione di presa d’atto dei 99 punti è stata operata solo da settori sociali che si sentivano relativamente meno minacciati dalla crisi economica e sociale in atto (vedi consensi nei centri delle città più grandi come Roma e Milano).
I ceti sociali che dovevano, nell’intenzione di chi ha redatto i 99 punti, essere più interessati alla loro applicazione non hanno potuto verificarli nella pratica della vita quotidiana (come ad esempio era già successo per gli 80 euro).
In sintesi la campagna comunicativa del PD ha lavorato sopratutto sul passato (analisi del già compiuto); non ha scatenato soddisfazione (emozioni positive) sul presente; non ha dato indicazioni valide sul futuro (troppo ancorate ad un presente solo detto e non vissuto/sperimentato/verificato).

C’è inoltre un grande assente da parte di tutte le forze politiche italiane che è ancora più grave per qualunque forza di sinistra : l’assenza di un respiro e di una prospettiva più generale che dia speranze positive e di durata alla stragrande maggioranza popolazione italiana.

—————————

Cap. 3 Un nuovo progetto (una ricerca-azione)

Una risposta emotiva alla preoccupazione e alla paura della stragrande maggioranza dei cittadini italiani può essere rivolta alla distruzione di forze produttive (guerre commerciali e in alcuni casi anche vere guerre) o alla costruzione di un nuovo modello sociale di cui solo in parte oggi possiamo intravederne tutti gli sviluppi.

Dobbiamo scegliere la seconda via: quella della ricerca-azione. E’ una via pratica che non può essere troppo delegata perché ha bisogno di continui feedback sul campo.

L’orizzonte generale è quello di superare lo stato presente degli assetti sociali in Italia verso una società più equa secondo lo spirito della nostra Costituzione, più partecipata e condivisa. Una società che abbia al centro il mantenimento e lo sviluppo delle nostre maggiori ricchezze: le differenze personali (non prevalentemente di censo), naturali e ambientali. Una società ricca di differenze dove tutti contribuiscono per loro diversità senza distruggere le differenze degli altri.

Per operare in questa direzione è necessaria una grande risposta partecipata da parte di tutti , singoli cittadini, famiglie, famiglie allargate e tutte le organizzazioni sociali e politiche oggi coinvolgibili. In sostanza serve una grande alleanza popolare di cooperazione e non di delega a pochi addetti ai lavori anche se ben pagati.

Questa alleanza vedrà auto-esclusa una parte di popolazione significativa per censo (reddito) ma molto piccola numericamente. E’ una piccola minoranza che incrementa la propria ricchezza nelle attuali difficoltà e continuerà ad incrementarla se le attuali condizioni economiche e sociali resteranno invariate o peggioreranno.

—————————

Cap. 4 I soggetti in campo

Se prendiamo in esame le definizioni sociologiche di classi sociali è possibile osservare una loro completa liquefazione.

È oggi possibile re-identificare strati sociali a partire dalla considerazione che non sono stabili in numero e composizione; hanno delle aree comuni (osmotiche) consistenti e le persone passano facilmente da uno strato sociale all’altro più volte in un arco temporale anche limitato (mese-anno).

Nell’analisi di ciascun strato sociale non può essere ignorata la differenze di genere. Donne e uomini si collocano diversamente in ognuna delle aree successivamente indicate. Su questo aspetto mi riservo un successivo approfondimento.

I parametri economico-lavorativo e sociale sono gli indicatori più utilizzabili. a) Area di stand-by

Popolazione compresa indicativamente tra i 16 e i 30 anni caratterizzata da studi con poca speranza di lavoro e da assenza prevalente di lavoro che permetta una pur parziale autonomia.
Caratteristica principale: convivenza con parenti a cui è affidato il loro mantenimento vitale (cibo e alloggio). Tentativi di darsi un reddito seppur parziale con scarso successo di continuità di reddito. (indicativamente lavorano per meno di 6 mesi in un anno)

b) Area di precariato organico

Popolazione compresa indicativamente tra i 30 e i 40-45 anni (i valori diversi nella fascia alta dipendono anche dai territori dove si vive)
Caratteristica principale: Il lavoro precario è una costante, e fa parte del loro modo di vivere il lavoro.
Il lavoro a tempo indeterminato per alcuni è un sogno e ad altri non interessa. Tutti cercano, cambiano e trovano spesso lavoro.

Hanno un reddito che gli permette di vivere spesso autonomamente; tuttavia non riescono facilmente a pensare di investire economicamente in un nuovo rapporto familiare. Quando lo fanno sono pieni di difficoltà e non hanno modelli di risoluzione validi (non hanno welfare adeguati alla loro condizione). Nota: Nell’area del precariato organico rientrano anche i piccoli imprenditori e la stragrande maggioranza delle piccole partite IVA.

c) Area intermedia

Popolazione compresa tra i 40-45 e i 60-65 anni. Sono i “nuovi ceti medi”
Caratteristica principale: Tra loro è prevalente il contratto a tempo indeterminato spesso con la stessa azienda/ente da più di 10 anni.
La loro principale paura è perdere questo “privilegio” perché su questo è centrata tutta l’economia familiare.
Per queste persone la perdita del lavoro è fortemente traumatica; non significa perdita del posto fisso ma anche la messa in discussione dell’economia familiare e delle sue relazioni.

d) Area Pensionati

Popolazione over 65

Caratteristica principale: Molto divisa al suo interno in almeno 4 strati (i dati INPS ci dicono che i primi due sono circa il 44% del totale)

1) Senza soglia economica di sopravvivenza
2) Ai limiti della sopravvivenza
3) Rientrante nella famiglia allargata con figli e nipoti 4) Completamente autonoma

—————————

Cap. 5 Una strategia di alleanze

In un quadro così articolato e fluido di ceti sociali, non c’è un ceto guida così forte e paragonabile alla storica “classe operaia” del secolo passato. Solo una strategia di alleanza e cooperazione tra i diversi ceti sociali farà emergere di volta in volta una leadership sociale temporanea che spingerà più di altre per un cambiamento positivo e trascinerà le altre componenti.

Tuttavia è possibile individuare per i prossimi 2-3 anni i ruoli di guida al cambiamento (anche se in contesti diversi). Essi si collocano sopratutto nella fascia b (precariato organico) e d (Pensionati sub area 3 e 4).

L’area del precariato organico è in espansione e va progressivamente estendendosi e occupando anche la fascia “ceto medio”. (il lavoro a tempo indeterminato almeno nell’area dei contratti privati sta diventando sempre più una mera formula contrattuale e sempre meno un posto fisso x più di 10 anni).

L’area del precariato organico è la spina dorsale del lavoro produttivo di beni e d’ingegno del nostro paese. Il loro lavoro è la base materiale per una possibile e progressiva crescita e miglioramento delle condizioni di vita di tutta la popolazione. Senza il loro apporto quotidiano alla produzione è impossibile sviluppare progetti ambiziosi e duraturi nel tempo.

Nonostante questo le loro condizioni di lavoro/salario sono in fase di peggioramento fino al punto da rendere difficili le condizioni di vita e di costruzione di un nucleo familiare.

Proteggere e mantenere l’area del precariato organico è la condizione necessaria per costruire delle alleanze e far vivere oggi il nostro paese.
Questi i due obiettivi strategici:
A) La garanzia di un salario minimo uguale per tutti (orario, settimanale, mensile, su turni e notturno) Su questa tematica va orientata l’azione delle forze sindacali e sociali esistenti.

B) Un nuovo welfare adatto alle loro condizioni di vita. (fatto di interventi immediati e senza prassi burocratiche a favore dei trasporti, dell’abitazione, della famiglia e della cura dei figli e della sanità).
In questa affermazione c’è la consapevolezza che l’assenza di un nuovo welfare con queste caratteristiche produce non solo perdita del lavoro ma anche distruzione di forze produttive.
Nell’intervento sul welfare è evidente la possibile saldatura di alleanze con lavoratori pubblici appartenenti prevalentemente all’area intermedia.
A questo settore di lavoratori del welfare comporta significative modifiche organizzative e strutturali che non possono essere operate senza un processo di cooperazione e di alleanza con l’area del precariato organico. Le modifiche delle loro condizioni di lavoro (orari, turni ecc.) comporta non solo accordi salariali specifici ma un accesso diretto al nuovo welfare.

Nota. Un welfare fatto di interventi immediati e senza prassi burocratiche comporta la necessità di una efficace comunicazione digitale.

Il secondo soggetto chiave di questa alleanza è l’area dei pensionati(c e d). (piu avanti semplificato come “le/i nonne/i-cd”
La loro caratteristica principale è quella di vivere spesso la famiglia allargata (nonni-figli-nipoti).
Essi non hanno in generale personali interessi per il futuro se non mantenersi in buona salute e soprattutto preoccuparsi dei nipoti e della loro evoluzione e in molti casi anche dei figli facenti parte dell’area standby: agli occhi dei nonni-cd e ancor più delle nonne-cd i nipoti sono un bene assoluto in quanto continuazione della propria vita anche dopo la morte.

Essi sono un reale retroterra d’investimento per i propri nipoti e su questo salderebbero una sicura alleanza con i propri figli (madri e i padri) dei propri nipoti.

Oggi “le/i nonne/i-cd” sono tempo e risorse sprecate per rispondere solo ad alcuni bisogni materiali dei figli relativamente ai propri nipoti. Il loro utilizzo in funzione educativo ed esperienziale è molto scarso. Essi vorrebbero insieme ai genitori il massimo di attenzione per i propri nipoti e sarebbero disposti a fare gli stessi sacrifici che oggi fanno per il loro benessere.

Alla loro capacità di investimento (in modo privilegiato e remunerativo) va affidato il finanziamento della formazione delle giovani generazioni. Non è difficile immaginare una forma d’investimento privilegiato che oltre a remunerare adeguatamente il capitale (e quindi ricadendo sul benessere dell’intera famiglia allargata) si garantisca il mantenimento dello stesso (tipo BTP) in modo che con la successione possa essere utilizzato dalle generazioni successive.

Se questo piccolo paese vuole competere e sopravvivere nel mondo globale dei grandi cambiamenti/processi in atto descritti anche solo parzialmente nei primi due capitoli, ha bisogno di sviluppare ai massimi livelli i processi di conoscenza e consapevolezza della sua popolazione.
In particolare nei prossimi 2/3 anni va operato il massimo di investimento nei primi anni di vita e nella fascia d’età 18-30 degli studenti della formazione universitaria e post-universitaria delle aree scientifiche.

La scienza dell’educazione ci dice che il massimo dei risultati in termini di apprendimento si ottiene a partire dai primi mesi di formazione sviluppati nell’ambito familiare e poi più avanti fino all’inizio dell’età scolare. Un’area di età compresa nei primi 5 anni di vita.
E’ già possibile delineare modalità e settori specifici in cui operare investimenti immediati nei prossimi 2-3 anni.
Tutto ciò è rappresentabile con due semplici curve:

La curva nera rappresenta la situazione attuale e la curva rossa quella da applicare nei prossimi 2/3 anni

Investire sulla qualità della formazione nella fascia d’età (0-5) significa investire in personale universitario qualificato nei campi della ricerca sulla formazione e la medicina dell’infanzia, significa aumentare la presenza in quantità e qualità del personale che lavora su questa fascia di età nei nidi e nelle scuole materne.

Nell’arco di 3-5 anni questo intervento darà i suoi frutti facendo accedere alla scuola primaria allievi meglio formati e predisposti ad un nuovo balzo della loro formazione.

Investire sulla qualità della formazione nella fascia di età (18-30) significa investire sulla qualità delle aziende e del personale produttivo che andrà ad occupare l’area trainante del precariato organico.

—————————

Cap. 6 Le aree di intervento strategico non ancora trattate

Segnalo solo alcuni titoli di argomenti ancora da sviluppare

A) Nella differenza di genere il contributo specifico della donna nella costruzione del progetto.
B) La salvaguardia e l’investimento nel patrimonio naturale e culturale delle aree geografiche delle regioni del sud dell’Italia possono essere il volano del rilancio di questi territori diminuendo l’area di stand-by e incrementando l’area di precariato organico.
C) La necessità di un processo di alfabetizzazione della popolazione su tutti i processi di comunicazione al fine di proteggerli dalle manipolazioni d’opinione degli “addetti ai lavori”.
D) lo sviluppo di un nuovo welfare per la popolazione over 80 basato sopratutto sulla prevenzione (prima degli 80) e non sulle RSA o sulla ospedalizzazione.
E) La revisione di tutto il welfare della sanità verso un’azione partecipata e preventiva dell’intervento sanitario ed ospedaliero. L’azione di cura del sè, (della propria alimentazione, del proprio equilibrio psicofisico, e in generale del proprio benessere) è un atto preventivo della malattia e dell’intervento sanitario specifico.

—————————

Cap. 7 Un nuovo radicamento per il PD

Qualunque intervento sul sistema delle alleanze tra le diverse aree di popolazione richiede il coinvolgimento, la condivisione e il controllo dal basso dei processi di cambiamento.
La presenza in queste aree va sviluppata attraverso forme di associazionismo già presenti o da costruire dove non esistono ancora.
La scelta del coinvolgimento, della condivisione e del controllo è una scelta che caratterizza fortemente la natura di una organizzazione politica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares