Immigrazione nel Mediterraneo


di Giancarlo Meda*.

*Pubblichiamo questo contributo da parte di un iscritto ad un circolo del nostro municipio, ricordando che questo sito lascia spazio a contenuti che possano stimolare riflessione e/o dibattito.

 

Riguardo al tema dell’accoglienza che necessita soluzioni di breve termine, e che è solo una fase del fenomeno immigrazione, che ha come altro tema quello dell’integrazione con soluzioni di medio-lungo termine, vorrei tentare un ragionamento il più completo possibile ritenendo che queste qui sotto siano le principali ipotesi di base, che se non condivise dovrebbero essere oggetto di discussione:

– persone con diritto di essere accolte e integrate urgentemente e persone senza diritto emigranti da Paesi principalmente dell’Africa sub-sahariana generalmente per motivi economici, ricerca di lavoro o ricerca di miglioramento del tenore di vita. Spesso in questi Paesi la motivazione politica e quella economica sono intrecciate e ciò rende complicato quando avviene il riconoscimento del diritto o no all’accoglienza e integrazione.

– il problema emigrazione è di livello internazionale sia nel caso dell’emigrazione per guerre locali da cui fuggire sia nel caso di emigrazione per motivi di politica locale con diritto per motivi umanitari e quindi, teoricamente, compito dell’ONU nella risoluzione delle cause, le cui soluzioni richiedono tempi lunghi, e delle sue Agenzie, che devono collaborare con i Paesi coinvolti nell’arrivo delle persone che “scappano” a trovare le soluzioni idonee quali compromesso tra i diritti o speranze degli emigranti e le difficoltà di breve e di medio-lungo termine che si creano nei Paesi dove avviene l’immigrazione. Ad esempio in caso di guerre locali l’UNCHR gestisce nei Paesi limitrofi piccoli e grandi campi profughi, da cui però persone tendono ad allontanarsi e a cui si aggiungono le persone che fuggono direttamente dal Paese in guerra con l’obiettivo di raggiungere Paesi in cui poter avere una vita migliore o dove vi sono parenti già residenti. Queste persone, che hanno diritto all’accoglienza se provviste di autonome risorse economiche utilizzano e/o di punti di riferimento nel Paese d’arrivo, utilizzano mezzi di trasporto legali mentre chi non è in tali situazioni utilizza mezzi di trasporto illegali per arrivare nei Paesi nei quali far valere il diritto di accoglienza, affrontando i rischi connessi alle situazioni illegali;

– in caso di emigrazione senza il diritto di accoglienza non potendo ottenere un regolare permesso dalle competenti autorità in loco, Consolati, devono utilizzare mezzi di trasporto illegali in tutti i Paesi che devono attraversare fino al Paese di destinazione in cui entrano irregolarmente, determinando uno specifico “mercato” criminale.

 

Il caso dell’immigrazione in Italia, porta principale per entrare in Europa dall’Africa e talvolta dal Medio Oriente via Libia, è unico per le sue caratteristiche in particolare perché la traversata del Mediterraneo per arrivare in Italia, per poi andare illegalmente in alcuni Paesi dell’UE, diversamente dalle entrate illegali di molte rotte da Paesi diversi per entrare nell’UE, comporta il rischio di annegamento di moltissimi emigranti, fatto che comporta la necessità di prendere provvedimenti per evitare tale rischio di morte.

Accanto a questo specifico fenomeno vi sono problemi peculiari del sistema Italia e problemi con i Paesi dell’UE e con la Libia da dove arrivano molti migranti, sia aventi diritto all’accoglienza che non, da Paesi principalmente dell’Africa sub-sahariana  e dal Medio Oriente e da cui partono per entrare nell’UE sbarcando in Italia e per attraversarla irregolarmente.

Problemi peculiari del sistema Italia nell’accoglienza:

– inefficienza e inefficacia nel gestire la fase di riconoscimento per tempi troppo lunghi, anche oltre un anno, che determina costi per la creazione, accentrata o diffusa, e la gestione di centri per il riconoscimento dell’identità e dello status dei migranti, con o senza diritto all’accoglienza;

– incapacità da parte dello Stato di gestire questa operazione direttamente o con idonei controlli per evitare irregolarità, fuga e sfruttamento dei finanziamenti pubblici, sa parte delle associazioni private coinvolte con finanziamenti pubblici;

– incapacità di gestire procedure di espulsioni una volta accertato che gli emigranti non hanno diritto all’accoglienza, accettando consapevolmente e forse favorendo le fughe dai centri di riconoscimento degli emigranti non identificati che percorrono l’Italia per entrare clandestinamente , favorendo organizzazioni illegali, nei Paesi dell’UE (dopo anni questi  hanno negli ultimi tempi per evitare l’arrivo di non identificati aumentato i controlli di frontiera determinando la permanenza di tali emigrati irregolari in Italia) o rimangono a circolare in Italia illegalmente creando problemi di ordine pubblico per il non rispetto consapevole delle leggi, di insicurezza e di disturbo dei cittadini italiani e disinteressandosi ufficialmente  di come tali emigranti si mantengano e quale è il loro tenore di vita.

Principali problemi esterni all’Italia:

– l’Italia quale membro dell’UE non deve avere una politica estera indipendente, ma per far pesare le proprie proposte all’interno della politica estera europea deve essere credibile e autorevole, ma ciò non è per molti errori della sua classe politica. Essa firma il trattato di Dublino e quando non gli conviene più vorrebbe cambiarlo, chiede in cambio di flessibilità nel suo bilancio, oggetto d’approvazione delle competenti autorità europee, di accogliere tutti i migranti provenienti dalla Libia, non è in grado, come richiesto dall’UE, di assicurare il riconoscimento di chi ha diritto o no di essere accolti e di identificare tutti i migranti in tempi idonei, e lasciandoli arrivare irregolarmente ai suoi confini, da cui uscire;

– con la Libia, sua ex colonia e dove esistono suoi grandi interessi economici (ENI), l’Italia non è in grado di creare seri rapporti di collaborazione per arrestare la partenza degli emigranti e/o garantire localmente civili luoghi di soggiorno temporaneo, utili a regolare per gli aventi diritto all’accoglienza il loro arrivo nell’UE e il ritorno nei loro Paesi per chi non ne ha diritto.

 

Non esiste un’unica soluzione ma un’insieme di soluzioni che possono permettere di gestire in particolare il fenomeno dell’accoglienza che è il più immediato e incontrollato per i tempi d’arrivo e per i numeri delle persone coinvolte:

– in generale aiutare i Paesi da cui provengo gli emigranti a creare le condizione perché l’emigrazione non sia nei numeri così elevata, ma tale soluzione comporta tempi lunghi e il successo non è sempre garantito;

– nel caso specifico dell’attraversata del Mediterraneo con provenienza dalla Libia cercare di limitare l’arrivo degli emigranti in Libia, aiutandola a meglio sorvegliare i suoi confini, anche se impresa difficile sia per l’attuale situazione politica per i molti interlocutori istituzionali e non sia per l’estensione e la particolarità dei suoi confini ad esempio l’estese aree desertiche;

– proporre in particolare all’UE, coinvolgendo se possibile l’UNCHR, la creazione in Libia, ma in particolare in Tunisia con idonei accordi con il locale Governo luoghi di soggiorno temporaneo, quale polmone per l’identificazione e la gestione del loro trasferimento regolato nell’UE per chi ne ha diritto o è in grado di ottenere un permesso d’entrata in uno dei Paesi dell’UE, ad esempio perché hanno parenti nei Paesi dell’UE e il trasferimento nei Paesi d’origine qualora non ne avessero diritto. Per il trasferimento di questi ultimi nel loro Paese occorre prendere accordi con i relativi Governi richiedenti tempi non sempre certi.

La Tunisia oltre ad essere più conveniente economicamente nella gestione temporanea dei migranti rispetto I’ Italia, evitandole problemi di sicurezza e sociali, è confinante con la Libia, è sul Mediterraneo e i “barconi” possono facilmente e velocemente essere lì dirottati evitando rischi di morte e non ha le problematiche politiche della Libia. Una soluzione abbastanza simile la Germania, purtroppo senza coinvolgere l’UE, l’ha  sta gestendo con il Governo turco, senza forse garanzie di una civile gestione dell’accoglienza per l’esistente situazione politica turca, mentre con la Tunisia i diritti umani dei migranti sarebbe più facilmente garantiti.

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