La Scuola al tempo del corona: i Prof.


Di Paolo Donati – Con Alice, Paola e S.

La quarta puntata di questa raccolta di voci, arriva alle superiori. Un ponte virtuale, un abbraccio in effetti, unisce l’Italia con testimonianze da Milano e dalla Calabria.

Cominciamo con una velocissima presentazione?

Alice Donati – Da tre anni, Insegno matematica e fisica nei licei di un istituto paritario di Milano, al classico, allo scientifico e al linguistico. 

Paola Donati – Insegno lingue in tre scuole. A Strongoli, Crotone e Cosenza.
Al Liceo Classico e allo Scientifico.

SE – Buongiorno e grazie per le domande. Sono sulla trentina e da qualche anno insegno storia e filosofia in una scuola paritaria di Milano.

La chiusura delle scuole è stato il primo segnale della gravità della situazione. È stato così anche da voi?

AD – A Milano è successo tutto molto in fretta. Codogno è a un passo e quando sono stati segnalati i primi casi di contagio, venerdì 21 febbraio, abbiamo subito capito che la situazione era seria: la chiusura delle scuole, il lunedì dopo, non ci ha sorpresi. Noi eravamo in vacanza per la settimana bianca. Ricordo che il segnale che mi ha preoccupato maggiormente, in quei primi giorni, fu la sospensione dei voli dell’america airlines fino al 24 aprile: mi fece capire che sarebbe stata lunga. Seguirono la proroga della chiusura delle scuola e l’estensione del decreto a tutta Italia.

PD – Sicuramente!
Non avendo MAI ricevuto un’ordinanza del genere, ci siamo “concretamente” resi conto della gravità.

SE – Sì, però per me l’impressione di gravità è scattata, più che alla prima chiusura di due settimane, alla successiva proroga.

L’arrivo dell’emergenza vi ha trovati impreparati? Come avete reagito? E la vostra comunità?

AD – Certamente ci ha trovato impreparati, però non inermi. La settimana di vacanza ci ha permesso di riflettere sul da farsi, di immaginare soluzioni. A lockdown avviato è stata una nostra alunna ad organizzare le prime lezioni con zoom e così abbiamo rotto il ghiaccio con le video conferenze. Poco per volta abbiamo iniziato varie attività con tutte le classi, in maniera molto spontanea e disomogenea, ma ha funzionato. Dai ragazzi i primi contatti sono stati molto graditi: dopo un primo momento di divertimento per la sospensione delle lezioni, l’incertezza e la paura hanno prevalso. Rivedere la propria classe ha avuto un effetto tranquillizzante. I ragazzi si sono adattati velocemente e non perdono una lezione: sono più presenti che a scuola, almeno come frequenza! Per tanti, parlare dell’epidemia, confrontarsi sulle notizie, raccontarsi storie aveva un effetto quasi terapeutico, si capiva che ne avevano bisogno.
Le lezioni sugli esponenziali in cui ho spiegato alcuni semplici modelli epidemiologici sono state tra le più apprezzate della mia breve carriera! 

PD – La sensazione e percezione primaria è stata quella di trovarsi di fronte ad una situazione di grossa instabilità, impreparati di fronte ad un nuovo virus che si era, sicuramente, sottovalutato, o, considerato poco più di una normale influenza, ci siamo riscoperti fragili.
Le informazioni sul virus Sars-covid-19 si sono diffuse ad una velocità senza precedenti, abbiamo assistito ad un progressivo svuotamento dei luoghi di ritrovo pubblici e privati, al rallentamento di attività di centri commerciali e negozi, fino ad arrivare al blocco totale seguito da comportamenti, talvolta, irresponsabili come l’accaparramento selvaggio di prodotti e conseguente aumento dei prezzi di alcuni beni di prima necessità.

SE – Mi sembra che abbiamo reagito abbastanza bene abbastanza in fretta. Per la prima sospensione della didattica in presenza quasi tutti abbiamo solo inviato agli studenti materiale di studio, per lo più reperito online, e qualche compito. Con la proroga, però, l’istituzione scuola si è rapidamente attivata. Abbiamo deciso in collegio docenti virtuale delle linee guida generali: monte ore ridotto a circa metà per le lezioni live su piattaforme virtuali, prosecuzione dell’attività di valutazione, possibilità di invio di videolezioni o audiolezioni non live.
La novità fondamentale è stata il trasferimento di gran parte dell’attività didattica e di coordinamento (collegi docenti, incontri dipartimentali e consigli di classe) su piattaforme come zoom o meet, ma nel complesso è stato abbastanza agevole. Anche gli studenti, per lo più, si sono adattati rapidamente e, specie all’inizio, con un certo entusiasmo.

Le lezioni a distanza hanno rappresentato il rimedio a una situazione altrimenti più drammatica, come è stato implementare le lezioni a distanza da voi? Quali difficoltà avete riscontrato?

AD – Per il tipo di utenza della scuola in cui insegno, non abbiamo avuto difficoltà a raggiungere tutti gli studenti. Tutti hanno almeno uno smartphone, una cameretta e una connessione accettabile. Per me la difficoltà maggiore è stata ed è tuttora trovare nuovi modi per attirare l’attenzione e la curiosità dei miei alunni.
Se in presenza posso essere teatrale e sfruttare la relazione empatica, le battute, una giocosità anche fisica, a distanza la lezione rischia di essere più frontale. Sparito il problema di ottenere silenzio (la maggior parte degli alunni sono « muti »), è ancora più difficile capire se ti stanno ascoltando e se non hanno « mutato » anche te! Non succede, però a volte parlare davanti a un monitor dà quell’impressione. Le loro risate mi mancano, le loro chiacchiere, i loro pasticci…

PD – Personalmente, in precedenza, avevo già creato delle classi virtuali con i miei studenti per la condivisione di materiale, lavori extra orario curricolare e altro, per cui si è trattato, successivamente,  di raggiungere ed  allineare tutti i nostri alunni, compreso chi, in precedenza, riusciva a recuperare, con le attività e il contatto in presenza, eventuali  “latitanze“ in piattaforma !! 

SE – Le lezioni a distanza sono state una novità, ma non particolarmente difficile da attivare né da accettare. La risposta sia degli insegnanti sia degli studenti è stata nel complesso buona. La maggiore difficoltà riguarda il polso della situazione, nel senso che è più difficile a distanza rendersi conto dell’effettiva attenzione che gli studenti rivolgono alla lezione.
In parte si è intervenuti supportando gli insegnanti con un regolamento di istituto che fornisse una sorta di base oggettiva comune per il disciplinamento delle lezioni a distanza, ad esempio stabilendo l’obbligo di telecamera per tutti.
Ma il più è necessariamente nelle mani degli studenti, chiamati a una responsabilità maggiore del solito, dato che maggiore è la facilità con cui si può fare altro rispetto a seguire. In effetti, in più di una situazione,
si è osservato che a distanza si è allargata la forbice tra chi segue di più
e chi di meno.

Le lezioni a distanza sono state ben coordinate? Sono arrivate istruzioni e strumenti sufficienti? Vi siete coordinati con gli altri docenti e verticalmente all’interno della scuola?

AD – Ci siamo coordinati da soli. I primi giorni li passavamo al telefono, condividendo strategie e paure. Il coordinamento dall’alto forse è servito a dare un po’ di uniformità alla miriade di proposte iniziali.

PD – Insegnando in tre scuole diverse, ho avuto l’opportunità, in due di esse, di continuare ad utilizzare la suite Google, G-Meet per le videoconferenze etc.. e nella mia scuola titolare, Teams – Microsoft 365.
Insieme ai colleghi ci siamo coordinati, in una nuova riprogettazione e rimodulazione della nostra attività didattica, con conseguente calendarizzazione delle nostre ore suddivise al 50% in modalità sincrona e 50 % asincrona, al fine di evitare sovrapposizioni e scongiurare un eccessivo carico di materiale e attività che avrebbero costretto i nostri ragazzi a rimanere connessi 12h al giorno, considerando soprattutto il fatto che il loro principale svago / distrazione sarebbe stato, comunque, quello di rimanere connessi per giocare alla playstation/video games  e/o vedere un film!!
Tutta la nostra attività, è stata, attentamente e costantemente, monitorata sia da parte della scuola (attraverso la compilazione di schede di monitoraggio dad (didattica a distanza), registrando tutte le attività svolte, modalità, partecipazione degli alunni, restituzione delle consegne di lavori svolti etc..), sia da parte delle famiglie attraverso somministrazione di questionari di gradimento e stretto contatto, anche, con colloqui periodici in videoconferenza.

SE – Sì, come accennavo, l’azione di coordinamento, ovviamente al netto di qualche problema, nel complesso è risultata positiva e tempestiva. Per mezzo delle stesse piattaforme utilizzate per le lezioni il corpo docente ha preso le decisioni comuni necessarie sia a livello di collegio, sia di dipartimento disciplinare, sia di consigli di classe.

Quali le difficoltà più grandi di questo periodo per voi docenti e quali secondo lei le difficoltà più grandi per i vostri allievi? È stato necessario adeguare le proprie competenze?

AD – Per me la difficoltà maggiore è insegnare le cose più belle.
Quando insegno le equazioni logaritmiche, sono ordinata, e ottengo il risultato che desidero: che imparino a risolverle.
Quando insegno la legge di gravitazione universale, il mio obiettivo è che si innamorino. A distanza è difficile!
Per i ragazzi, la sfida di questo momento è l’organizzazione e l’autodisciplina. Hanno tutto il tempo, nessuno li controlla.
Sta a loro, per la prima volta nella loro vita. 
Alcuni reagiscono benissimo e si appassionano alla studio perché scoprono che sono capaci di concentrarsi. altri si perdono un po’ e faticano a trovare una motivazione per impegnarsi.

PD – Sicuramente, sin dalla prima settimana di chiusura  la mia principale preoccupazione è stata quella di riuscire ad impostare, organizzare e mantenere con i ragazzi il dialogo, l’interazione, oramai stabilita in presenza,  anche a distanza, al fine di evitare che il mio intervento, in questa fase si riducesse ad una semplice e mera assegnazione di compiti o attività da svolgere in maniera autonoma e indipendente, pertanto ho cercato di concentrare tutte le energie su nuove tecniche di apprendimento che potessero coinvolgere  i ragazzi, distraendoli dalla situazione angosciante quotidiana, derivante soprattutto dal non essere abituati a restare chiusi in casa giorni, settimane e mesi e continuare il loro percorso formativo, trascurando e rallentando,  ovviamente, la programmazione ufficiale prevista per i relativi anni scolastici.

SE – Lato docenti mi sembra che le difficoltà maggiori siano due: la già citata difficoltà di una presa sull’effettiva attenzione degli studenti e quella inerente alla valutazione. In questo secondo caso i problemi fondamentali sono due. La difficoltà nel motivare alcuni studenti, stante la rapida diffusione di un sentimento di salvezza universale quanto al superamento dell’anno in corso, e la impossibilità di disporre per le interrogazioni o i compiti in classe di un ambiente completamente sotto controllo, il che comporta che si debba fare grande affidamento sul senso dell’onore, per così dire, dei singoli studenti. Ovviamente, è questa un’osservazione generale, che non riguarda tutti gli studenti.
Per gli allievi, relativamente alla scuola, credo le difficoltà maggiori siano le stesse degli insegnanti, ma al rovescio. Nel senso che si sono trovati ex abrupto a dipendere da se stessi in misura maggiore di quanto avvenga di norma nell’ambito dell’istituzione scuola. Certamente per alcuni può essere stato uno stimolo, per altri, già inclini a essere padroni di sé, probabilmente non è cambiato nulla, per altri ancora, però, l’autogoverno imposto dalla situazione è difficile o impossibile da porre in atto e ne derivano maggiore disattenzione, scarsa puntualità nella consegna di ciò che è richiesto, imbroglio facile etc.

A cosa sarà più penoso rinunciare nell’ambito dell’offerta formativa del vostro istituto? Cosa rimane indietro senza possibilità che venga recuperato?

AD – Sicuramente l’esperienza della maturità per i ragazzi dell’ultimo anno. Per loro la notte prima degli esami non ci sarà. 

PD – Insegno lingue straniere, per cui la rinuncia maggiore di cui parliamo spesso con i ragazzi è, senz’ altro, il progetto Erasmus a cui si stava lavorando che li avrebbe visti studenti in un’esperienza stage per tre settimane a Londra, oltre al viaggio d’istruzione previsto, quest’anno, in Grecia; A seguire attività teatrale prevista per fine anno.

SE – Probabilmente le aree più critiche sono quelle relative ai percorsi di alternanza scuola-lavoro e agli stage linguistici e, per quanto riguarda propriamente le discipline scolastiche, quella delle materie scritte (per esempio italiano, latino, greco), per le quali mi sembra difficilissimo che le lezioni e, soprattutto, le prove a distanza (ma le prove sono elemento chiave della didattica) riescano ad essere validi sostituti di quelle in presenza.
Allargando il discorso, però, direi che ciò che rimane indietro, poiché solo in parte può essere riprodotto a distanza, è la centralità sia del rapporto verticale studente-insegnante – come si diceva la scuola a distanza è un’occasione di responsabilità per gli studenti, ma il punto è che essere studenti è fondamentalmente il percorso di crescita verso la responsabilità e forse questa accelerazione imposta non è bene, o almeno non è lo è per i più di coloro che maggiormente necessitano di guida – sia del rapporto orizzontale studente-studente. Insomma, nonostante gli sforzi di tutti, non penso che la comunità virtuale riesca a svolgere la stessa funzione formativa della comunità reale, per quanto entrambe siano “comunità immaginate”. 

È il “6 politico” la soluzione che nei fatti concluderà la gran parte dei corsi scolastici?

AD – È probabile e non così drammatico. 

PD – Fortunatamente le ultime disposizioni hanno preso in considerazione la possibilità di promuovere anche i ragazzi con insufficienze, ma, con una sorta di “ riserva”, ovvero obbligo di recupero delle eventuali carenze il prossimo anno e non escluderei uno scrutinio ad ottobre per esempio…laddove le insufficienze fossero pregresse e persistessero ( mi riferisco ai casi di alunni  con insufficienze gravi già nel primo quadrimestre e con scarsa o nulla partecipazione  nella fase dad )

SE – Parlando di “fatti”, credo proprio di sì, che sia ora o a settembre.

L’ultima… è una domanda piacere. Si scherza, ma avete delle riflessioni, dei suggerimenti? Si cominciano a sentire le prime proposte e le prime anticipazioni sulla riapertura delle scuole…

AD – Spero solo che si trovi un’alternativa migliore alla didattica mista, metà classe a scuola l’altra a casa. Come insegnante immaginare lezioni che debbano essere seguite contemporaneamente da gruppi così eterogenei è davvero complesso. Mi immagino piuttosto turni più sporadici ma a classe completa, sfruttando corridoi, palestre, mense, aule magne, cortili… 

PD – …

SE – Credo sarebbe bene riuscire a tornare a scuola. Magari per la metà delle ore, da dedicare per circa la metà a lezioni e per l’altra metà a prove orali o scritte, e integrando le restanti con lezioni a distanza o audiolezioni/videolezioni non live. Suppongo, però, che un serio rispetto di distanze, mascherine etc sarebbe per lo meno problematico.

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