Le parole sono importanti. La violenza di genere è:


  • Qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa verosimilmente provocare danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubbica che privata”.
    Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne” Nazioni Unite – 1993 [8] all’art.1
  • “con l’espressione “violenza nei confronti delle donne” si intende designare una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata
  • “con il termine “genere” ci si riferisce a ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini”. “l’espressione “violenza contro le donne basata sul genere” designa qualsiasi violenza diretta contro una donna in quanto tale, o che colpisce le donne in modo sproporzionato”. Art. 3 Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (2011)

La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul) 11 maggio 2011

Articolo 3 – Definizioni
Ai fini della presente Convenzione:
a) con l’espressione “violenza nei confronti delle donne” si intende designare una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata;
b) l’espressione “violenza domestica” designa tutti gli atti di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o partner, indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima;
c) con il termine “genere” ci si riferisce a ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini;
d) l’espressione “violenza contro le donne basata sul genere” designa qualsiasi violenza diretta contro una donna in quanto tale, o che colpisce le donne in modo sproporzionato; e) per “vittima” si intende qualsiasi persona fisica che subisce gli atti o i comportamenti di cui ai precedenti commi a e b;
f) con il termine “donne” sono da intendersi anche le ragazze di meno di 18 anni.

Diana Russell, sociologa e criminologa statunitense, fu la teorica del “femmicidio”, nel suo Femicide: The Politics of woman killing: “l’assassinio di una donna da parte di un uomo per motivi di odio, disprezzo, passionali o per un senso di possesso sulla donna o un senso di legittimazione e superiorità sulle donne” (rientrano il rifiuto di un matrimonio, l’aborto selettivo, la schiavitù sessuale, le mutilazioni genitali femminili).

Il femmicidio, dall’inglese femicide, è un termine criminologico introdotto per la prima volta dalla criminologa femminista Diana H. Russell all’interno di un articolo del 1992 per indicare le uccisioni delle donne da parte degli uomini per il fatto di essere donne. Secondo quanto formulato da Diana Russell “il concetto di femmicidio si estende al di là della definizione giuridica di assassinio e include quelle situazioni in cui la morte della donna rappresenta l’esito/la conseguenza di atteggiamenti o pratiche sociali misogine”.
Apice della violenza, il femmicidio trova pertanto il suo fondamento nella violenza misogina e sessista dell’uomo radicata nelle nostre società.
Un problema sociale che attiene alla dimensione dell’oppressione e della disuguaglianza tra uomini e donne, rilevando la complessa relazione tra la violenza e la discriminazione sessuale.
Una questione legata al concetto di genere, poiché si tratta di un omicidio diretto contro una donna in quanto tale.
Purtroppo gli omicidi basati sul genere, nelle loro diverse forme e manifestazioni, continuano a essere socialmente accettati, tollerati e giustificati, raggiungendo proporzioni allarmanti a livello mondiale.

Femminicidio. Nominare la realtà.
La parola femminicidio introduce un’ottica di genere e consente di rendere visibile il fenomeno, spiegarlo, per pianificare risposte più efficaci e mirate.
Indicare gli omicidi della donna “in quanto donna”: la cui “colpa” è stata quella di aver trasgredito al ruolo ideale di donna imposto dalla tradizione (la donna obbediente, brava madre e moglie, “santa”, o la donna sessualmente disponibile, “Eva” la tentatrice), di aver preso decisioni liberamente, di essersi sottratte al potere e al controllo del proprio padre, partner, compagno, amante. Per la loro autodeterminazione, sono state punite con la morte.
Marcela Lagarde, docente universitaria di sociologia e di antropologia, utilizzò per la prima volta il termine Femminicidio nel 1997 per definire quanto stava accadendo a Ciudad Juarez* in Messico: non solo gli omicidi di donne, ma anche qualsiasi fatto violento contro le donne, tale da portare all’annientamento fisico o psicologico della personalità femminile.

*Ciudad Juarez, città al confine tra Messico e Stati Uniti, dove dal 1992 più di 4.500 giovani donne sono scomparse e più di 650 stuprate, torturate e poi uccise ed abbandonate ai margini del deserto, il tutto nel disinteresse delle Istituzioni, con complicità tra politica e forze dell’ordine corrotte e criminalità organizzata, ed attraverso la possibilità di insabbiamento delle indagini esacerbata dalla cultura machista dominante e da leggi che, ad esempio, non prevedevano lo stupro coniugale come reato e prevedevano la non punibilità nei confronti dello stupratore che avesse sposato la donna violata.

Per Marcela Lagarde il femminicidio rappresenta: “la forma estrema della violenza di genere contro le donne, prodotto dalla violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato attraverso varie condotte misogine, quali i maltrattamenti, la violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria, istituzionale, che comportano l’impunità delle condotte poste in essere, tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una condizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza, al disinteresse delle istituzioni e all’esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia”.
E aggiunge: “La cultura in mille modi rafforza la concezione per cui la violenza maschile sulle donne è un qualcosa di naturale, attraverso una proiezione permanente di immagini, dossier, spiegazioni che legittimano la violenza, siamo davanti a una violenza illegale ma legittima, questo è uno dei punti chiave del femminicidio”.
Il femminicidio non è un fulmine a ciel sereno, ma il culmine di un ciclo della violenza. “In questo senso, il femminicidio individua una responsabilità sociale nel persistere, ancora oggi, di un modello socio-culturale patriarcale, in cui la donna occupa una posizione di subordinazione, divenendo soggetto discriminabile, violabile, uccidibile. Sul piano dei comportamenti individuali, il femminicidio può essere visto come la massima espressione del potere e del controllo dell’uomo sulla donna, l’estremizzazione di condotte misogine e discriminatorie fondate sulla disuguaglianza di genere”.

Simona Sforza
Democratiche Municipio 7

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One comment on “Le parole sono importanti. La violenza di genere è:

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